domenica 12 ottobre 2008

Crollo o ridimensionamento ?



Siamo veramente di fronte ad un crollo o stiamo semplicemente ritornando alla realtà.

Si tratta di perdite o d’un ridimensionamento? La risposta sta tutta in un numero: 16. Il risultato d’una semplice equazione usata da anni da avveduti operatori di borsa, il P/E. Price/Earnings. Si divide il prezzo d’un azione per un fattore di guadagno. Certuni usano il guadagno dell’ultimo anno, altri il prospettato guadagno del prossimo ma i più accorti adoperano il parametro della media dei guadagni degli ultimi 5 o 10 anni.

Nei bei tempi che furono il valore di una azione veniva considerata equa quando il suo prezzo rifletteva tale fattore. Dall’inizio degli anni 90 le cose cominciarono a cambiare (vedi grafico). Si allentarono le briglie del buonsenso. Profitti dovevano apparire ad ogni trimestre con annesso bonus per raggiungimento di quota e strumenti –arditi- vennero creati per assecondare questa smania. Conseguentemente nei primi del 2000 si arriva addirittura a 35 ed in anni recenti a 27/30.

Gli odierni ridimensionamenti ci hanno riportato sotto la soglia magica del augurato P/E 16. In USA siamo a 12. Allora è fatta !

Purtroppo no perche il Price attuale forse non riflette il probabile calo di fatturato nel immediato futuro. Perciò, benché siamo 20% sotto del nostro augurato 16, in periodi di vera crisi si è sempre arrivato al 6. Un bel strapiombo.

Perciò signori allacciate le cinture ancora per qualche mese. Se sarete arrivati a tal punto sani e salvi ci saranno molte carcasse da spellare e degli affari d’oro per gli avvoltoi di sana costituzione.
A buon intenditore poche parole e molta liquidità.
Per saperne di più "link"

giovedì 6 marzo 2008

Volare No No

Miracolo delle prossime elezioni.
Nelle ultime ore l’orgoglio nazional-popolare si è ridestato e scopriamo che Alitalia non è un baràccone che perde miliardi quotidianamente ma un vanto della patria. Nello stesso giorno l’aerolinea Alpi Eagles chiude per mancanza di spicci. Sarebbe bene non dimenticarci la fine che hanno fatto tutte le altre esperienze campate in aria della volonterosa imprenditoria Italiana: Aerolinee Itavia, Air Italica, Ala Littoria, Aliadriatica, Alisarda, Alisea Airlines, Avianova, Azzurra Air, Gandalf Airlines, Lauda Air Italy, Minerva Airlines, Panair.
Yes: tutte fallite !
L’unico ad avere un successo economico a livello planetario con il Volare è stato Modugno.
Ma lui almeno aveva la marketing strategy appropriata.
lnfatti lo faceva solo a parole.

giovedì 8 novembre 2007

Colpevole: per uno sputo !

Penso sia opportuno riflettere sull'uso che viene fatto delle prove di DNA acquisite a fini investigativi.

Noi tutti, ogni giorno, lasciamo tracce di DNA in quantità rilevanti. In Inghilterra criminali smaliziati raccolgono mozziconi di sigaretta presenti in luoghi pubblici, per poi depositarli nei luoghi in cui intendono consumare il loro crimine, al fine di sviare così gli investigatori. Oggi scopriamo che le autorità giudiziarie di Pavia, sulla base di "Tracce ematiche non visibili né a occhio nudo né con il luminol che sono state repertate quasi per caso dagli investigatori.", hanno deciso di incarcerare Alberto Stasi, che finora si è dimostrato pienamente partecipe al lutto della sua innamorata ed é sempre disponibile agli interrogatori della Polizia.

Qualsiasi persona che a sua insaputa abbia calpestato o meramente sfiorato una delle innumerevoli impronte di scarpa lasciate da una qualsiasi delle molte persone che hanno legittimamente, per ragioni investigative ed affettive, calpestato il sangue della vittima, per poi passare attraverso la porta, il giardino, camminare per strada, entrare in un bar, in una machina o nella stazione della Polizia, dovrebbe, a rigor di questa logica semplicistica, essere considerata o indiziato o colpevole.

Il fatto che una di queste micro tracce sia passata sotto la scarpa di qualcuno, che abbia poi usato la bicicletta in questione, non costituisce certamente una prova, ma semmai una discolpa. Se il Sig. Stassi avesse usato la bici dopo aver sguazzato nel sangue prima di cambiarsi le scarpe, le tracce sarebbero ben più consistenti.

La faciloneria con la quale si comincia a far uso della supposta taumaturgica potenza delle cosidette "prove" di DNA, sta sconvolgendo il secolare onere di provare, oltre ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza di un sospettato. Oggigiorno un qualsiasi schizzo lasciato, chi sa quando, da uno starnuto, ci obbliga tutti a dover provare la nostra innocenza, difronte ad un apparato investigativo che ha il totale controllo dei mezzi forensi.

Con il dovuto rispetto al duro lavoro delle oberate forze della giustizia, suggerirei di stare molto, attenti: stiamo calpestando un terreno minato che ha gravi conseguenze per tutti noi.

Mose

Il problema dell'acqua alta a Venezia é reale.
Il 1966 non ce lo siamo sognati. Un Mosè serve. I soldi ci sono.

Ma proviamo a riflettere un attimo su quest'opera; come da illustrazione, il tutto si appoggia sott’acqua.
Al momento necessario, la struttura si alza e blocca la marea. In altre parole, è come se ad un libro appoggiato per terra ogni tanto gli si alzasse la copertina. In teoria, "non fa na grinza".

A pensarci, ma non troppo, ci sono dei problemi fondamentali. Questa diga si appoggia sul fango e. per forza di correnti, peso, movimenti microsismici, sarà soggetta a spostamenti che avranno un effetto negativo, a lungo termine, sul posizionamento e sulla funzionalità della struttura stessa.
Trattandosi di struttura subacquea, il costo della sua manutenzione si presenta altissimo (circa € 30 milioni per ogni anno) ed, in ultimis, entro 20 anni. la medesima sarà un rottame inservibile. Nessun elemento rimane integro, sottacqua per tanto tempo. Nessuno.

E' stato previsto che nei prossimi 20 anni le maree si innalzeranno di 40 cm ed il rialzo del Mosè non basterà. In sintesi: il progetto è vecchio, mal pensato, criminalmente dispendioso e tra poco sarà irrilevante. Ma, non avevamo detto che una diga, un Mose ci serve. Yes.
Basterebbe dare un’occhiata a ciò che si fa in Olanda dove le maree sono un problema quotidiano. Le dighe immerse non si fanno più, in quanto troppo dispendiose. Si costruiscono dighe a scivolo sulla terra ferma, facilmente soggette a manutenzione  e consistenti in un braccio meccanico che si posiziona come diga solo quando serve. Come una comoda porta a scivolo. Il costo di manutenzione è molto ridotto e le problematiche facilmente gestibili.
Inoltre, perchè non approfittare dell'occasione per incorporare delle turbine per la generazione di energia elettrica, che sfruttano il movimento delle maree: ghe vol poco ciò.